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Bisturi ed estetica: il "dietro le quinte di una
metamorfosi"
Che cosa spinge
migliaia di persone a rivolgersi a un chirurgo plastico? Perchè
un intervento tecnicamente riuscito a volte lascia insoddisfatti?
C'è chi passa da un lettino operatorio all'altro, che cosa
insegue? Si parla di nasi rifatti, di visi liftati, di cosce
modellate,
di seni lievitati. Quasi mai però si considera che le reazioni
all'intervento chirurgico avvengono altrove. Piccole o grandi
"metamorfosi" che oltre ad agire sull'autostima e sull'immagine
di sè provocano cambiamenti di vita. Risvolti troppo sovente
lasciati in disparte: ne abbiamo parlato con il dottor Paolo
Santanchè, (santanche.studio@santanche.com) chirurgo
plastico. “Il paziente ideale? Esiste. Per lui, correggere
un difetto fisico, piccolo o grande che sia, significa riacquistare
uno stato di benessere, aumentare la propria stima, ricominciare
a vivere pienamente”. Prendiamo il caso di Davide. Tutti gli
dicevano: "Non puoi che essere un tipo cattivo, con la faccia
che ti ritrovi chi vuoi ingannare?". Già, la faccia. Il naso
schiacciato, le sopracciglia folte, la bocca piegata all'ingiù,
il mento inesistente. Lui, in cuor suo, lo sapeva: era buonissimo.
Voleva gridarlo, soprattutto alle ragazze che scansavano il
suo sguardo. Abitava in un viso che non gli apparteneva. Lo
aiutò il chirurgo plastico.
Cambia l'immagine, cambia l'autostima,
ma aumentano anche separazioni e divorzi
Che un intervento
estetico lasci tracce non solo esteriori lo dimostra anche
questo dato: è emblematico, infatti, il picco di separazioni
e di divorzi che ne segue. Il chirurgo plastico, insomma,
sovente cede il testimone a un avvocato matrimonialista. Donne
e uomini che con un atto traumatico - com'è sempre un'operazione
- ritrovano l'armonia e con essa la forza di ribaltare i propri
modelli di vita, tanto da dire basta a un matrimonio ormai
esaurito. Un esempio viene dal caso di Simonetta, un'insegnante
di 35 anni che trovava il proprio naso sproporzionato al viso.
Per diverso tempo rimanda l'intervento per motivi di salute
e di respirazione. Poi un bel giorno si decide, ma oltre alla
faccia muta pure la sua vita. Lascia il marito che credeva
di amare ma in realtà non sopportava più, e riesce a scattare
di ruolo.
Il 50% delle operazioni serve
a correggere interventi precedenti imperfetti
Rinascita, ma anche
disperazione. Pericoloso non metterlo in conto. Cambiare il
corpo libera il rischio di non riconoscersi più.
Ogni cambiamento improvviso dei tratti fisiognomici può portare
a esprimere, nel bene o nel male, un "io" diverso. E fare
scivolare verso un vortice di operazioni, per un risultato
che non soddisfa mai. E qui entra in gioco un altro aspetto
importante da sottolineare. “Oltre il 50% degli interventi
estetici sono ‘‘secondari’’, ovvero fatti per correggere precedenti
operazioni il cui esito è stato imperfetto o non ha soddisfatto
il paziente - spiega il dottor Paolo Santanchè -. Il pellegrinaggio
che ne segue, da uno studio all’altro, è comunque il segno
che troppo sovente la disinformazione crea malintesi che potrebbero
essere evitati”.
E di malintesi, il boom della chirurgia estetica ne ha creati
fin troppi, sia per l’improvvisazione che ne è derivata, sia
per il gran numero di risultati scadenti. “Non dimentichiamo
- ricorda Santanchè - che la buona chirurgia estetica deve
passare del tutto inosservata”.
Nel dialogo chirurgo-paziente
il successo di ritocchi grandi e piccoli
Cambiare faccia.
Cambiare corpo. Cambiare vita. Ma a quali condizioni? “Un
tempo si vendevano nasini alla francese come un paio di scarpe
e un seno nuovo come un vestito alla moda. Oggi questo non
deve più accadere”. Una nuova idea di chirurgia estetica,
dunque, deve farsi strada. Continua il dottor Paolo Santanchè:
“Le tecniche si fanno sempre più sofisticate e meno invasive,
ma la vera partita del cambiamento si gioca a due: da una
parte il paziente, dall'altra il chirurgo. Dall'incontro nascono
le premesse del successo di un intervento. Si può interpretare
erroneamente la causa della propria insoddisfazione estetica,
o censurare un macroscopico difetto trasferendo la propria
ansia su un particolare insignificante, o ancora somatizzare
su un particolare del corpo del tutto innocente problemi che
abitano altrove. In tutti i casi è compito del chirurgo estetico
fare luce sulle reali motivazioni e creare lo spartiacque
tra un “sì” o un “no” a un intervento chirurgico”.
www.santanche.com
www.estetik.com
www.unipv.it/webchir/plastic/en/links.htm
www.plasticsurgery.it
30 gennaio
Archivio di Salute
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