Capezzolo introflesso - Psicologia
Il capezzolo è la parte della mammella predisposta per la suzione del latte materno, ma ha anche una forte valenza estetica ed erotica
Come il seno, anche il capezzolo, che ne è l’elemento centrale, oltre a ricoprire un ruolo rilevante nell’armonia del seno stesso, ha un’importante valenza funzionale: costituisce l’area della mammella predisposta per la suzione del latte materno da parte del neonato. In esso convogliano i dotti glattofori, che indirizzano all’esterno il liquido secreto dalle ghiandole. Quando la brevità dei dotti glattofori è eccessiva, al punto tale da impedire al capezzolo di protrudere in modo naturale dalla mammella, si crea una disarmonica ombelicatura (definita capezzolo introflesso) che, oltre ad essere inestetica, impedisce il corretto l’allattamento.
Nei casi di minor gravità del capezzolo introflesso e durante la gravidanza, periodo nel quale è consigliabile non sottoporsi a interventi chirurgici, è conveniente tentare di allungare i dotti glattofori tramite specifiche “campane”, nelle quali viene creata una depressione che risucchia il capezzolo verso l’esterno. In genere si ottengono discreti risultati. Vi è da tenere presente, considerando la condizione di gravidanza, che gli stimoli ormonali e l’aumento volumetrico del seno, sono in grado spesso di mitigare l’inconveniente dell’introflessione del capezzolo. Nei casi in cui questa pratica non dia risultati, è opportuno agire sul capezzolo introflesso in modo chirurgico con l’intervento conservativo di estroflessione descritto sotto.
Come il seno, anche il capezzolo, che ne è l’elemento centrale, oltre a ricoprire un ruolo rilevante nell’armonia del seno stesso, ha un’importante valenza funzionale: costituisce l’area della mammella predisposta per la suzione del latte materno da parte del neonato. In esso convogliano i dotti glattofori, che indirizzano all’esterno il liquido secreto dalle ghiandole. Quando la brevità dei dotti glattofori è eccessiva, al punto tale da impedire al capezzolo di protrudere in modo naturale dalla mammella, si crea una disarmonica ombelicatura (definita capezzolo introflesso) che, oltre ad essere inestetica, impedisce il corretto l’allattamento.
Nei casi di minor gravità del capezzolo introflesso e durante la gravidanza, periodo nel quale è consigliabile non sottoporsi a interventi chirurgici, è conveniente tentare di allungare i dotti glattofori tramite specifiche “campane”, nelle quali viene creata una depressione che risucchia il capezzolo verso l’esterno. In genere si ottengono discreti risultati. Vi è da tenere presente, considerando la condizione di gravidanza, che gli stimoli ormonali e l’aumento volumetrico del seno, sono in grado spesso di mitigare l’inconveniente dell’introflessione del capezzolo. Nei casi in cui questa pratica non dia risultati, è opportuno agire sul capezzolo introflesso in modo chirurgico con l’intervento conservativo di estroflessione descritto sotto.
Intervento chirurgico conservativo di estroflessione del capezzolo introflesso (senza sezione dei dotti galattofori).
In buona parte dei casi è effettuabile l’estroflessione conservativa del capezzolo ed il suo mantenimento all’esterno, tramite un ridotto ponte dermico attraverso i dotti glattofori divaricati, ma non sezionati e quindi conservati integri, mantenendo così inalterata la funzionalità per allattamento. In pratica attraverso piccole incisioni, pochi millimetri, ai punti cardinali del capezzolo si crea un sostegno che lo mantiene proiettato fuori dall’areola.
Nei rari casi in cui questa tecnica risulti inefficiente, sarà necessaria la sezione dei dotti che, dal momento in cui ciò impedirà la normale funzione di allattamento, dovrà essere attuata esclusivamente nei casi in cui la paziente non intenda più avere gravidanze.
L’estroflessione del capezzolo viene eseguita in regime ambulatoriale, in anestesia locale con sedazione.
Il disagio post-operatorio è davvero ridotto e il ritorno alle normali attività può avvenire dal giorno successivo all’intervento; solo per eventuali attività sportive sarà necessario attendere una decina di giorni.
L’esito estetico dell’intervento è ottimo, anche relativamente alle ridottissime cicatrici, dopo alcune settimane difficilmente rilevabili, ben celate nelle rugosità dell’areola e del capezzolo stesso.
Per informazioni approfondite sul capezzolo introflesso potete chiamare i nostri studi di Milano e Torino.